Dopo Le bambine dimenticate e La foresta assassina torna in libreria per Fazi Editore: Sara Blaedel con La Donna scomparsa.
In virtù dell'uscita, la casa editrice ha organizzato un blogtour, la mia tappa è dedicata al prologo del romanzo.
Queste invece il quadro completo del blogtour:
18 marzo: Presentazione ed estratto del romanzo - 50/50 Thriller
TRAMA:
È una notte buia e piovosa, in Inghilterra. Al limitare di un bosco, a pochi passi dall’aperta campagna, c’è una casa con una finestra illuminata. All’interno, la sagoma di una donna, in controluce. A completare il quadro, si aggiungono il marito e la figlia adolescente. Da fuori, un uomo osserva la scena con un fucile da caccia in mano; riesce a immaginarsi il profumo della cucina, il calore familiare della stanza, le conversazioni di fine giornata. Fa un respiro profondo, preme il grilletto e colpisce la donna in piena fronte. Lei si accascia sul pavimento. Lui scappa.In Danimarca, la detective Louise Rick e il collega Eik hanno deciso di andare a vivere insieme ma lui sparisce nel nulla. Nel giro di pochi giorni, Louise riceve una telefonata: Eik è stato arrestato per disturbo della quiete pubblica e intralcio alle indagini. Si trovava in Inghilterra, sul luogo del delitto della donna inglese, Sophie Parker, il cui nome figurava da molto tempo nella lista delle persone scomparse. La sua sparizione era stata denunciata diciotto anni prima proprio da Eik: era la sua fidanzata. Cosa sta succedendo? Sconvolta e terrorizzata dal coinvolgimento di Eik nel caso, Louise deve mettere a tacere il suo tumulto interiore se vuole trovare il killer di quella che si rivelerà la sua indagine più controversa…Dopo Le bambine dimenticate e La foresta assassina, la detective Louise Rick torna su un caso delicato ad alto tasso di suspense.
Prologo
Rametti si
spezzano sotto i suoi piedi mentre si addentra sempre più nella
boscaglia. Il buio pesto e la pioggia si chiudono intorno a lui,
l’acqua cola dal suo giubbotto di pelle. C’è la luce accesa in
cucina e in un paio di stanze sul retro. All’acquaio, nel caldo
bagliore dietro il vetro, c’è lei. Le sue mani lavorano sotto il
rubinetto aperto.
Lui si
sporge in avanti, al riparo dell’umida nebbia di gennaio, che nel
fitto della boscaglia lo rende invisibile. C’è un che di sensuale
nella meticolosità con cui lei si asciuga le mani nel grembiule
prima di raccogliersi i lunghi capelli, tirarli all’insù e legarli
in un nodo alla nuca. Il movimento è lento eppure energico. E lui
prova nostalgia e dolore.
In cucina
compare la figlia. Si sfila la corta giacchetta di pelle e la getta
sulla sedia accanto al tavolo ovale. Quindici o sedici anni, a occhio
e croce. Lui l’ha vista rientrare da scuola, prima. Arrivava a
piedi, salendo dalla strada, con la divisa scolastica, la borsa a
tracolla e lo sguardo basso. Cupa e imbronciata, da brava
adolescente, ma bella, nella sua introversa svagatezza. Così ha
pensato lui, guardandola dall’auto, ben nascosto.
La donna
sta ancora rigovernando, ma ogni tanto si volta a fare un commento, o
a ridere di quel che dice la ragazza, oppure si gira verso un punto
preciso del tavolo. Lui, dal binocolo, tiene lo sguardo fisso sul
volto sottile di lei, scruta e imprime nella memoria quelle fattezze
femminili, i mutamenti d’espressione degli occhi ogni volta che
sorride. Vuole tenere a mente ogni minimo dettaglio.
La spallina
del top della figlia è scivolata giù, si vede benissimo la
sporgenza della clavicola e la bella curva della gola. Lui si
protende ancora di più, scostando un paio di rami. La madre ride di
nuovo, si volta verso la figlia e resta lì, girata di spalle, una
sagoma controluce.
E lui, lì
fuori, si sente quasi parte della loro vita, lì dentro, in cucina.
Immagina la leggerezza dei loro dialoghi, il profumo che sale dai
fornelli, lo scambio di commenti sulle esperienze di questa giornata,
quei dialoghi intimi che esistono solo fra madre e figlia.
Avanza
ancora, fino a uscire dalla boscaglia. Più oltre, c’è la campagna
aperta, con le case a due piani che sorgono l’una accanto
all’altra, in posizione un po’ defilata, dietro la strada
principale e il parcheggio semideserto del pub. Da queste parti, il
traffico è molto rado, con la pioggia la gente se ne sta al coperto.
Tutt’intorno, nelle altre case si accendono le luci, e di tanto in
tanto c’è un’auto che percorre la stradina, ma sembra che tutti
pensino solo a trovare rapidamente un posto asciutto in cui
ripararsi.
Al
passaggio di una macchina che viaggia più lenta delle altre, lui si
ritira di nuovo nella boscaglia, con il cuore che all’improvviso
martella più forte e più veloce. Un ramo gli graffia la faccia, e
lui impreca a bassa voce quando sente qualcosa di caldo che gli cola
giù verso il mento. I fanali dell’auto spazzano rapidi il buio
accanto al suo nascondiglio, senza illuminarlo. Chiude gli occhi e
trattiene il fiato per un istante, poi espira pesantemente. “Calma”.
Tutt’a un tratto si accorge della temperatura: nonostante il
giaccone pesante, il berretto e i guanti, ha freddo. Un freddo che
gli penetra nelle ossa. Tutto è umido e gelido, dopo l’attesa
nell’abitacolo e poi fuori sotto la pioggia. Avrebbe dovuto
ricordarsi di mettere i calzettoni invernali.
D’istinto
abbassa la testa, mentre il marito della donna entra in cucina
reggendo una bottiglia di vino, le dice qualcosa e fa un gesto
irritato verso la figlia, per poi avvicinarsi e accomodarle la
spallina.
Pur non
potendo cogliere una sola parola di ciò che i tre si dicono, è
facile decifrare la reazione della ragazza: si adombra, poi grida in
faccia al padre, si volta e se ne va. Pare quasi di sentire la porta
che sbatte.
Il padre
apre il pensile a destra, prende due bicchieri, poi si accinge a
stappare la bottiglia. La moglie è ancora al centro della finestra
illuminata. Ha appena tolto la pentola dal fuoco e sta versando
l’acqua bollente nell’acquaio. Lui si sente attraversare da un
brivido nel momento in cui la donna, inaspettatamente, alza lo
sguardo e scruta attraverso il vapore che sale dalla pentola, come se
si fosse accorta di lui, là fuori, nel buio pesto, o perlomeno
percepisse la sua presenza. Per un breve istante il vapore deposita
una pellicola opaca sul vetro, e lei gli appare come una sagoma
sfumata. Ma poco dopo rieccola, di nuovo nitida.
Sotto la
pioggia costante, lui appoggia il calcio del fucile alla spalla e
concentra lo sguardo sul mirino, fa un respiro profondo, poi preme il
grilletto e la colpisce in piena fronte, appena sopra gli occhi.
Vede l’uomo
reagire come al rallentatore: la bottiglia gli cade di mano, mentre
gira la faccia verso la moglie, la finestra distrutta e il fiotto di
sangue che descrive un arco e gli sprizza addosso. Poi lei si
accascia sul pavimento.
Una porta
sbatte. Intanto, lui si ritira nella boscaglia, ma ha il tempo di
vedere che è la ragazza, che è uscita dalla porta principale e, nei
secondi successivi allo sparo, si è fermata in cima ai gradini.
Per un
istante restano entrambi perfettamente immobili nella grigia foschia
pomeridiana. Poi, con uno strillo, lei si volta verso il buco nella
finestra e rientra in casa.
Lui
indietreggia nella boscaglia, e a passo veloce raggiunge l’auto.
Ciao Nico! Ti dirò, mi ispira parecchio. 😁
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